Febbraio, 2018

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Febbraio, 2018
Torino

 

 

 

La realtà dei fatti è che non sapevo realmente come avrei fatto con un cambio così radicale, tra taglio di capelli e traferimento instantaneo, a non ritrovarmi in uno di quei stupidissimi periodi di chiusura al Charles Bukowski.
Sapevo che dovevo ritrovare la me diciannovenne che avevo dimenticato tra una valigia, un curriculum e un giro da Ikea per cercare il super comodino che mi serviva in casa.
Chiaramente ero spaventatissima dai cambiamenti che la mia vita stava subendo, ma Febbraio iniziò bene.
Insomma, andai al primo concerto qui a Torino, riuscendo a vedere anche la parte positiva che la situazione mi teneva nascosta.

Già dalla prima settimana iniziai però a sentire la mancanza della mia famiglia e delle mie amiche, che però sapevo di dover mandare giù come gli sciroppi che sanno di cinque centesimi che il medico ti prescrive quando hai le tonsille infiammate.

La cosa positiva di tutto era conoscere meglio la mia famiglia, le mie zie e la mia nonna, che vedevo solamente una volta l’anno durante le vacanze che trascorrevano a casa mia in Calabria.
Molto spesso sottovalutiamo quanto sia importante dedicare del tempo a coloro che in un modo o nell’altro, con il tempo, rientrano a far parte della nostra famiglia.
Questo è un brutto giochetto del tempo, che mentre scorre non ci da modo di capire in tempo reale quanto sia importante una chiamata, un saluto, un pranzo o anche semplicemente un sorriso.
Poi quando quasi è finito, sta lì, a guardaci riflettere sulla quantità di situazioni che non abbiamo apprezzato, a quanti abbracci inconsapevolmente abbiamo rifiutato o a quanto inutili erano i nostri bronci insensati.

Ma tornando al nostro primo gelido mese in questa città, direi che tutto sommato potrei ricordarlo come il mese più “carino”.
Non essendo mai stata per un lungo periodo qui, e non riuscendo mai a godermi a pieno la mia tanto amata neve, i miei occhi brillarono alla prima nevicata.
Trasmetteva un senso di quiete e di positivà al cuore.
La città, in tutta la sua bellezza, era diventata un enorme tappeto bianco.
E a dir la verità, non c’è momento in cui Torino non sia bella.
Attendevo ancora una chiamata di lavoro nonostante i mille curriculum inviati, ma tutto sembrava prendere una buona piega.
Torino mi sorrideva e io lo sentivo.

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Gennaio, 2018

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Genniaio, 2018
Torino

 

 

 

 

 

 

C’è per tutti noi la possibilità di un grande cambiamento nella vita che equivale più o meno a una seconda possibilità di nascere.

Mi buttai.
Entrai nel “mondo dei grandi” all’età di vent’anni.
Di certo non avrei immaginato che sarebbe stata così dura, la mia era un’idea di certo diversa da quello che era realmente il presente.

Arrivata a Torino e dopo aver imposto a me stessa un “ce la puoi fare” enorme, era di certo ora di iniziare a diffondere per tutta Torino il mio curriculum con anneso di foto (orribile).
Presi le mie cinquanta copie di CV e andai in ogni singolo negozio del centro, a piedi, a consegnarlo.
Il primo giorno feci quattro ore, il secondo riuscii a sbrigarmi in tre.
Sembrava tutto andare bene, ma la mia vita di solito non prende la giusta piega prima del quarto tentativo e qualche oggetto spaccato in casa.
Infatti, di tutti quei curriculum compilati, stampati e consegnati, non ne andava bene uno.

Qui apro una piccola parentesi per chi come me ha compilato il tutto per la prima volta senza sapere come gira il mondo.
Ogni curriculum deve essere munito di consenso di divulgazione dei dati, altrimenti chi ne è in possesso non può accedere a questi, non avendo neanche il consenso per poter far uso del vostro numero di telefono in caso di possibile colloquio.

Ecco, io l’ho spiegato ora a voi, a me la commessa del penultimo negozio in cui avrei dovuto lasciare il CV.
Mi chiedo quando mai finirà questo inferno in cui sono cascata per non so quale motivo.
Devo essere stata veramente una cattiva persona nella mia vita precedente, altrimenti non si spiega.

Tornando a noi, consegnati tutti i curriculum, ancora, iniziò un altro periodo di stallo.
Insomma ci vuole pazienza per queste cose, quindi se siete una di quelle persone che hanno consegnato un curriculum in questi giorni non temete, potreste ricevere una chiamata anche tra due mesi.

Ovviamente la pazienza non è un mio forte. Ma non potevo farci molto, avrei aspettato.
I pensieri che passavano per la testa in quel periofo furono tanti, come l’iniziare a pensare ad un affitto da pagare, al dover rinunciare ad una vita sociale per dedicarmi h24 al lavoro, all’essere stanca nel giorno libero.
E soprattutto alla mia famiglia, così lontana.

Gennaio fu un nuovo inizio, nuovi progetti, nuovi pensieri.
Mi chiedo cosa provino le persone, ogni volta, a dover abbandonare qualcosa di “sicuro” per buttarsi in un mondo nuovo.

Nostalgia?

 

Dicembre, 2017

 

 

 

Dicembre 2017,
Roccella Jonica, Calabria

 

 

 

 

 

 

Domanda alla quale ogni donna saprà rispondere:
La prima cosa da fare quando si decide di cambiare vita? Taglio di capelli drastico!
I miei capelli rappresentavano un pò la mia vita, e come questa di sicuro avrebbero preso una piega diversa… Letteralmente!

Dicembre inizò col botto, due giorni dopo il mio rientro ci fu il super compleanno di una mia amica.
Pensai: “Un salto nella vecchia vita tutto sommato non avrebbe fatto male, anzi…”.
E credetemi, fu una delle poche volte in cui un mio pensiero rispecchiò totalmente la realtà.
Ci divertimmo come non mai, ballammo tutta la notte, e tutti i brutti pensieri volarono via per almeno 10 ore.

Le giornate passavano in fretta, e il sorrisso era sempre la quotidianità.
Il Natale si avvicinava, le persone a me care che abitavano in altre parti d’Italia stavano tornarndo in paese e la felicità aumentava sempre più.
Quello che più di tutti attendevo era il ritorno della mia migliore amica, oramai viveva a Roma e per noi giovani che si spostano dalla propria terra, solo le vancanze sono sinonimo di riavvicinamento ai propri cari.

I progetti sarebbero stati solo serenità, vicinanza ai familiari, e… Puro divertimento!

Passai ovviamente il Natale in famiglia e anche il cenone di capodanno e allo scatto della mezzanotte mi sentii più fortunata che mai.
Insomma parlando chiaramente, non riuscirò forse mai a spiegarvi il disastro di vita che ho.
Sono un accumulo di scelte sbagliate, reazioni d’impulso, sfiga, brutti momenti, paranoie e progetti impossibili.
Ma la mia famiglia, lì riunita l’ultimo giorno dell’anno. I loro occhi. I loro sorrisi.
Mi guardavano come se fossero fieri di me, come se non fossi un vero e proprio generatore di danni. Quello sguardo diceva tutto: mi avrebbero sempre supportata come sempre avevano fatto in passato.

Ma, insomma sono una ventenne, non posso farvi davvero credere che io sia solo una smielosa ragazza dietro un computer che piange mentre scrive con la sua immancabile scatola di fazzoletti a tirarne fuori due alla volta per asciugare le lacrime.

Finiti i momenti di qiuete iniziò la tempes… Festa!
Capodanno è un giorno di festa e da tale lo passamo tutta la notte a ballare, divertirci, abbracciarci, ricordare i vecchi momenti e gioire dei nuovi.
E così ci ritrovammo alle 9 della mattina, seduti su un muretto,con un paronama da urlo e piedi a penzoloni nell’acqua a guardare l’inzio di un nuovo giorno, di un nuovo anno.
Tendenzialemente penso troppo, immagino cosa potrebbe riservarmi il futuro.
Mi chiedo sempre: “Quante scelte sbagliate dovrò prendere prima di fare quella giusta?”.
Ma quel momento non era fatto di certo per essere rovinato da brutti pensieri.
Quel momento lo ricorderò sempre con un sorriso.

«Avrei voluto essere capace di fermarli così com’erano, certi momenti. Come quegli aquiloni che restano sospesi per lunghissimi istanti nel cielo e sembra che nessun vento, nessuna tempesta riesca a portarli via.»


Sapevo che tornare alle vecchie abitudini di sempre sarebbe stata un’immensa gioia e senso di pace, ma passò Dicembre, finirono i momenti di festa, i caffè pomeridiani, le chiaccherate con le amiche e i pranzi in famiglia.
Era ora di rifare le vaglie perchè Torino era ormai un progetto in azione, e la prima cosa da fare era preparare un ottimo curriculum e iniziare a rimettersi in pista!

Secondo voi, sarà cambiato qualcosa da questo fatidico “Dicembre 2017” ad oggi?

Novembre, 2017

 

8 Novembre, 2017
Torino

 

 

 

 

 

 

Partenza prevista: 8 Novembre 2017.
Malinconia= 50 %. Voglia di ricominciare= 50%.

Tra i vari problemi presenti, credo sia importante parlavi di quello con gli aerei.
Diciamo che sapere di non essere con i piedi a terra non è proprio una delle cose che mi fa gioire ecco. Ma sono 1,59 cm di pura ansia, un aereo non avrebbe potuto peggiorare più di stato il mio stato giornaliero.
Quel giorno presi due aerei nell’arco di 3 ore.
Mi dilungherei troppo nel raccontare tutte le mini-avventure avvenute in quelle ore, anche perchè dovrei raccontarvi e descrivervi meglio la mia mamma e per questo ho altri progetti e altri articoli nel cassetto!

Tornando a noi.
Dopo piccoli ma lunghi viaggi, eccomi a Torino.
Non sapevo cosa fosse più bello tra il suolo di torino illuminato visto dall’aereo, o il volto di mia madre mentre pensava di essere tornata nella sua città e dai suoi familiairi.

Fui travolta da una marea di emozioni contrastanti.
Rimanere lì avrebbe comportato un lavoro, meno vita sociale, più stanchezza, lontananza vera dalla mia famiglia.
Ma nonostante tutto sentii questa città, fredda ma nello stesso tempo con un cuore caldo, la mia.
Passai dei meravigliosi giorni con la mia famiglia qui, compreso mio fratello nel suo ormai quinto anno di residenza a Torino.
Dopo un pò di shopping per allontare la tristezza, le immense chiaccherate e le varie valutazioni della situazione per capire se quello sarebbe stato il mio inzio e un nuovo progetto per il futuro ci rendemmo conto che il Natale si stava avvicinando, deciemente molto velocemente ed era l’ora di tornare in Calabria.
Ne parlai con mia madre e la decisione fu: il mio primo viaggio di andata con già un ritorno previsto.

Torino mi aveva scelta e io, avevo scelto Lei.

Non so quanti di voi leggeranno o quanti di voi arriveranno davvero alla fine di questa pagina.
Non so quanti anni possa avere il lettore che al momento legge davanti ad un caffè le idiozie che scrivo.
Non so niente di niente, e forse anche per questo scrivo e pubblico la mia storia. L’intenzione sarebbe quella di non far fare gli stessi sbagli a chi mi legge. Magari lì fuori c’è un diciottenne che quest’anno inizierà l’università e sarà spaventato, oppure una persona adulta in grado di dare qualche consiglio su come ci si riprende da un momento ” no ” della nostra vita.
So cosa vuol dire non sentirsi all’altezza di nulla, so cosa vuol dire sentirsi meno degli altri e non avere mai quei momenti in cui dici “ce la posso fare” e ci credi davvero invece di aggiungere nella tua testa un “non ce la farò mai”.

Io lo so, e voi?

Ottobre, 2017

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17 Ottobre, 2017
Roccella Jonica, Calabria

 

 

 

Ottobre lo intitolerei anche “ritorno”.

Tornai a casa mia, nel mio paese, nella mia stanza vista mare, alla “normalità” del caffè delle 15:00 del pomeriggio, il sabato sera a bere con le amiche, i miei familiari, i miei cagnolini dolcissimi.

Forse è vero, avevo lasciato un pezzo di cuore li a Roma, ma la felicità di ritornare a casa mia, di avere la mia vecchia tranquillità, mi riaffiorò un leggero senso di positività che però pensavo durasse molto più del tempo che in realtà ha impiegato per andare via e far rientrare in me un senso di incompiuto.

La mia vita ricominciò ad essere la solita routine dalla qualche cercavo di scappare da anni. Ma ancora una volta, grazie all’aiuto della mia famiglia, riuscì a capire che non era quello il momento di mollare e iniziai a pensare di ricostruire tutta la mia vita come avevo già provato a fare. Ma questa volta cambiai i progetti e la direzione : Torino.
Beh, diciamo che in realtà non è stato così semplice, passai un brutto periodo pensando le cose sarebbero andate sempre peggio e fidatevi, sarebbe stata sicuramente una delle possibili conclusioni data la mia immensa sfiga.

Presa questa decisione, non avendo trovato nessun lavoro nei paraggi (ed essendo anche patentata ma senza macchina), feci le valige e ascoltai le parole di mia madre :
“Sono nata e cresciuta a Torino, so che ti piacerà, prova a vedere come andranno li le cose, la tua vita magari prenderà una piega diversa. Non riesco più a vedere la Giorgia sorridente di una volta e questo mi distrugge.”

Quelle parole mi aprirono gli occhi.

Dovete sapere che la mia mamma, anche se il bene nei miei confronti è immenso, non è mai stata una mamma molto coccolosa e non tirava spesso fuori sentimentalismi del genere, quindi restai spiazzata.
Mi fece capire il senso del volere bene, perché una famiglia è fatta così, per quanto i genitori possano essere duri all’apparenza in realtà stanno peggio dei figli quando notano qualcosa che non va in loro.
Fatta una valigia…due, ehm tre, due borsoni e uno zaino (suvvia sono pur sempre una donna, il mio malumore non avrebbe di certo frenato l’amore che provo per i vestiti e di certo sarebbero venuti tutti con me!)… Partenza!

In quel periodo ero fidanzata con un ragazzo che abitava da cinque anni a Bologna e la mia storia era l’unica cosa che forse stava prendendo una giusta piega, quindi feci tappa lì. Ma questa è un’altra storia.

Dopo una sosta di una settimana arrivai a Torino. Casa nuova, vita nuova, nuovi progetti.
E ora ?

Settembre, 2017

 

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15 Settembre 2017,
Roma

 

 

 

 

 

 


Questa serie di piccoli sfortunati eventi in realtà ebbe inziò molto prima.

Non starò qui ad annoiarvi con la storia della mia vita precedente a questi mesi di caos, ma devo premettere che tutto è stato dovuto dalle scelte, sicuramente sbagliate, prese senza sapere che avrebbero portato ad una vita “disordinata”.

Noi ragazzi, a l’età di diciassette\diciotto anni non diamo il giusto peso alle azioni o alle scelte importanti che vengono considerate il grande passo che ci faranno entrare nel mondo degli adulti. Tendiamo a scegliere la via che, secondo noi, si avvicina di più all’idea di college americano, studi e divertimento matto.

Io e la mia migliore amica avevamo un piccolo sogno nel cassetto, quello di studiare e condividere un appartamento a Roma, la città eterna.
Così, preso il diploma, partimmo alla ricerca di una vita che pensavamo fosse facile montare su.
La mia serie di piccoli sfortunati eventi ebbe inizio così.

Partimmo con la certezza di avere un appartamento tutto per noi e di iniziare gli studi alla Sapienza.
Contentissime di aver realizzato in parte il nostro piccolo sogno ci ritrovammo li, nella amata e rinominata città storica, senza sapere che in realtà sarebbe diventato tutto un disastro.
Qualche giorno prima la nostra partenza con direzione la capitale, la cara signora X che avrebbe dovuto affittarci l’appartamento ci disse che non era più disposta a farci un contratto di affitto, lasciandoci così senza una casa e iniziando a far crollare la base di quello che era ed è sempre stato il nostro progetto di vita.

Grazie all’aiuto dei nostri parenti che ci hanno fatto soggiornare nelle loro case, continuammo a cercare stanze o appartamenti accessibili, ma a metà Settembre ovviamente è impossibile riuscire nell’impresa, dato che tutti gli appartamenti in quel periodo dell’anno sono già affittati agli studenti, che come noi, avevano trovato anche solo una misera mansarda a Giugno\Luglio.
Iniziarono così le giornate di paranoie, pensieri negativi e dubbi.
Crollò tutto definitivamente quando iniziai ad avere dubbi anche sul corso universitario che stavo per intraprendere.
Non potevo di certo sprecare quelle poche risorse economiche messe da parte per me dai miei genitori dopo anni e anni di sacrifici.
Decisi a malincuore, dopo un mese di continui giri in mezzo alla caotica Roma alla ricerca di un appartamento e con la consapevolezza di non poter riuscire ad avverare un piccolo grande sogno (nonché quello di intraprendere questo viaggio con la persona con cui sono cresciuta), di tornare a casa.
Anni di superiori passati col sogno di andare via dal mio paesino, e poi d’improvviso il bisogno così forte di essere cullata dal rumore del mare.
Fu un fallimento.
Lasciai un pezzo di cuore, tornai a mani vuote e senza progetti. La vista di tutti i miei coetanei realizzati in qualcosa mi fece cadere in un periodo buio della mia vita.
Tutto quello che avevo sognato e le cose di cui ero sicura, diventarono da un giorno all’altro solo il primo più grande fallimento della mia vita da maggiorenne.
I miei genitori, angeli scesi in terra, mi diedero tutto il supporto necessario per farmi riprendere dalla situazione, ma sapere di aver fallito e mettere in dubbio tutto ciò che sei, a prescindere dall’età che si ha, è una bella botta.

Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.

Caro Bukowski, amo quest’uomo. C’è sempre una sua frase a rappresentarmi.
Ma torniamo a noi.
Eccomi un’altra volta nella mia vecchia vita: soliti posti, solite facce, solita noia.
Cercai inutilmente un lavoro per non pesare ai miei genitori, per mantenermi nel mio piccolo e magari dare una mano a loro con le spese della casa, ma lavoro nei paesini come il mio non ce n’è e fu tutto inutile.
Rinunciai al mio primo anno universitario per non far spendere soldi ai miei genitori che da sempre hanno fatto e fanno sacrifici per me, e per quanto possa essere stato grande il mio fallimento, mi si riempie ancora il cuore quando mia madre, nei miei momenti tristi, mi guarda e dice : “hai fatto la scelta giusta, sono orgogliosa di te”.

Passò così Settembre.

Presentazione

Ci siamo.

Io mi chiamo Giorgia, ho 20 anni e mi sono catapultata nel mondo "social" di questo livello da poco.
La mia vita è quasi un disastro, la sfortuna mi perseguita e me ne succedono di tutti i colori! 
Proprio per questo ho deciso di aprire un blog, che sarà totalmente diverso da tutti gli altri.
Non riuscirò a darvi lezioni di vita, non sarò in grado di aiutarvi nella ricerca della felicità, 
ad aiutarvi nel vincere le sfide giornaliere e non vi saprò spiegare quali sono i trucchetti per rimorchiare un uomo
(anche perché soprattutto in questo sono una frana).
Vi racconterò semplicemente le mie piccole esperienze fatte da Settembre ad oggi, e se avrete voglia di seguirmi e continuerete a farlo
continuerò a parlarvi un po' di me e di quello che è stato, è e sarà il mio quotidiano.
Inizierò il blog raccontando mese per mese quello che ho vissuto, tra risate, amore, amici e una valanga di  sfiga!
A domani,
Giorgia